Morano Calabro, il borgo presepe sul Pollino

Morano Calabro, il borgo presepe

Quando penso a Morano Calabro, penso a un presepe.

Sorge su una collina perfettamente conica, letteralmente ricoperta di case in pietra che sembrano costruite una sull’altra. Sono case povere quelle di Morano. In pietra grigia, con i tetti rossi, alte e strette. Con tante finestre anch’esse alte e strette.

le case di Morano Calabro

Sembra che non ci possa essere lo spazio per le strade in mezzo a quelle case ed invece il borgo è un dedalo di vicoli, slarghi, sottopassi e scalinate strette che dal basso conducono in alto, alla chiesa ed al castello.

Dietro, a fare da sfondo a Morano e a proteggerlo, i bellissimi monti Pollino, Serra Dolcedorme e Serra del Prete.

Morano Calabro e il Pollino

Un contrasto quasi commovente quello delle case grigie con il bellissimo scenario naturale.

Una presenza sempre sentita quella del Monte Pollino, considerato da alcuni il Monte di Apollo. C’è infatti un vero e proprio legame fra esso e gli abitanti. Il Monte Pollino ha una veste verde nella bella stagione quando soffia un po’ d’aria fresca sul borgo. Appare invece bianco e manda gelo durante l’inverno. Perché nevica in questa zona, anche se nell’immaginario comune si associa sempre la Calabria al mare.

Un paesaggio urbano, quello di Morano, che ammaliò l’artista olandese Escher. Famoso per la sua passione per le tassellature astratte (forme geometriche che si ripetono per coprire un piano senza lasciare spazi vuoti) fu colpito, durante il suo viaggio in Calabria, proprio da quelle case costruite verticali sulle rocce. Tanto da inciderle in una xilografia.

Quando le prime luci della sera si accendono nell’abitato, l’idea del presepe è completa. E staresti ad ammirarlo per sempre.

Panorama di Morano Calabro

La vista più bella per vedere e fotografare Morano Calabro è quella dal Convento dei Cappuccini. Suggerisco di andarci sia di giorno che verso il tramonto per poi attendere lì il buio. Questi tre momenti si trasformeranno in tre bellissimi scatti del borgo.

Morano Calabro di notte

Durante il giorno prendetevi invece il tempo per visitarlo a piedi. Perdetevi nei vicoli dalla trama intricata, passate nei sottopassi, ammirate gli archi ed i grandi portoni.

Non c’è infatti solo architettura povera a Morano. Ci sono tanti palazzi, soprattutto del 700, secolo di massima ricchezza per il borgo che vedeva la presenza di diverse famiglie benestanti. Anche i palazzi hanno la forma squadrata e allungata delle case di Morano, ma hanno grandi portali in pietra.

Scorci di Morano Calabro

Il centro storico è diviso in tre rioni: San Pietro (o Castello), San Nicola (o Giudea) e Maddalena (o Olmi).

La via più larga, o meglio, meno stretta, che porta dalla base del colle fino in alto, è Via Domenico Cappelli. Percorrendola vedrete diverse botteghe e palazzi con bei portoni. Appese ai muri tante belle fotografie in bianco e nero del passato del borgo.

Vecchie fotografie appese a i muri di Morano

Non si percepisce qui così forte l’abbandono che spesso regna nei borghi del sud. Certo c’è, ma sembra prevalere nelle sensazioni l’amore per il proprio paese di chi è rimasto.

Se ne sono andati in tanti da Morano. Si stima che, a fine 800′, il borgo abbia perso il 33% dei suoi abitanti in quella che è stata la prima e più imponente emigrazione verso il Sud America, in particolare verso Colombia e Brasile. I motivi sono da ricercare nella vicinanza di Morano alle strade di grande percorrenza e alla grande intraprendenza dei suoi abitanti. Tanto che saranno innumerevoli i casi di successo dei moranesi oltreoceano nei più svariati settori.

Tornando alla nostra passeggiata, quando si è quasi in cima, sulla destra c’è un bellissimo panorama sui tetti di Morano e sulla cupola maiolicata verde e ocra della Collegiata di Santa Maria Maddalena.

La cupola, arricchita alla maniera campana nel 1862, spicca così colorata fra i tetti di Morano da qualunque punto del borgo.

Una volta ammirato il panorama, salite ancora fino alla Chiesa dei Gloriosi Santi Apostoli Pietro e Paolo che occupa la sommità del colle insieme alla Chiesa dell’Annunziata e al Castello Normanno. Anche da lassù il panorama è incantevole.

Poi, scendendo, dirigetevi verso Porta San Nicola attraversando il Rione Giudea. Qui gli abitanti hanno abbellito Via San Nicola ed altri vicoli, ormai quasi abbandonati, con piccole installazioni, poesie e racconti scritti sulle porte e vecchie tegole dipinte appese ai muri.

Accanto ad alcune porte ci sono delle insegne di legno che riportano il mestiere del personaggio che vi abitava un tempo. Troviamo così la cartomante Dilina ‘a panica e il cantiniere Liborio.

Proprio alla cantina Liborio, ormai chiusa, l’8 dicembre per la Festa dell’Immacolata, è avvenuta per tre generazioni la parciavutta, l’antico rito di spillatura delle botti. Il vino novello veniva assaggiato per la prima volta spillandolo direttamente dalla botte. Il proprietario ne offriva un bicchiere ai suoi clienti più assidui. Questo rito viene celebrato ancora oggi in alcune zone del Pollino.

Anche in questo rione si coglie l’amore per il proprio borgo e il desiderio di contrastare l’abbandono che serpeggia da anni fra i vicoli.

Nonostante sia un borgo piccolo, Morano Calabro possiede poi un’insolita quantità di chiese degne di nota e di opere d’arte firmate da artisti importanti come Bartolomeo Vivarini (suo il bellissimo polittico dentro alla Colleggiata) e Pietro Bernini, padre di Gian Lorenzo.

È stata proprio l’unione della ricchezza del patrimonio artistico, del borgo ben conservato e del magnifico paesaggio naturale che lo circonda a far entrare Morano Calabro fra i Borghi più belli d’Italia. Dal 2018 è anche Bandiera Arancione del Touring Club.

Piatti tipici di Morano Calabro

I piatti tipici sono quelli di tutta questa zona di montagna ai confini con la Basilicata. La pasta qui è fatta ancora a mano: i cavateddri (una specie di gnocchi), i rascateddri (maccheroni con sugo di salsiccia) e le lagane (tagliolini con fagioli o ceci).

C’è lo stoccu e patati, il baccalà servito con le patate ‘mbilacchiate (un po’ bruciacchiate) e i cancareddri cruschi, i peperoni secchi, tipici anche della zona di Matera.

Quando andare a Morano Calabro

Una buona occasione per recarsi a Morano è quando ci sono le feste tradizionali.

Festa della bandiera (19-20 maggio)

È un palio cittadino a cui partecipano i tre rioni del borgo in gara fra loro. Ricorda la battaglia di Petrafòcu nel 1076, con cui i moranesi si liberarono dal dominio saraceno con l’aiuto dei Normanni. Uno dei saraceni fu fatto prigioniero e decapitato: la sua testa fu poi esibita in strada in segno di vittoria. Quella stessa testa di moro è al centro, ancora oggi, dello stemma del borgo.
La rievocazione avviene nelle strade del centro storico e termina con una sfilata di dame, cavalieri e giocolieri in costumi d’epoca. Avviene in concomitanza con la festa del Patrono, San Bernardino, e ha il suo momento più importante nell’offerta simbolica delle chiavi della città al Santo.

Festa della Madonna del Carmine (14-16 luglio)

A colei che è considerata la protettrice degli emigranti è dedicata la processione per le vie del centro con la banda musicale e i fuochi d’artificio.

Presepe Vivente (periodo natalizio)

Si svolge nel cuore del borgo antico, accanto alla Collegiata dei Santi Pietro e Paolo. Un presepe nel presepe!

Notte dei lumi (18 agosto)

È la festa più recente di Morano e si svolge nel quartiere San Nicola o Giudea. L’intento è quello di riportare la luce nel quartiere che era più abbandonato. Oltre alle installazioni di cui vi parlavo prima, i vicoli vengono illuminati con circa 1000 lumi.

Quando poi, un tempo, alla sera tutte le feste finivano:

A festa è scunta e i forasteri s’innenai

Ovvero “La festa è finita e chi non è di Morano può andarsene”. Perché alla cantina l’oste offriva da bere ai componenti della banda. E perché in fondo, i paesani come stanno bene fra di loro, con nessun altro.

Morano è un borgo che resta a lungo nel cuore. Se passate da quelle parti non perdetevelo!

I miei consigli:

Per dormire Albergo Meruò, un’antica casa di famiglia ristrutturata con incredibile cura e gusto. Le camere hanno temi tutti diversi e c’è un incantevole terrazzino con vista sui tetti di Morano.
Via Domenico Cappelli, 129

Per mangiare L‘Antico Borgo, il ristorante che non ti aspetti con menù di pesce gourmet. Una delizia!
Via Domenico Cappelli, 53

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    1. È un borgo che mi ha colpito molto! La cupola è stata ricoperta di maioliche in stile con quanto avveniva allora per le chiese campane. Ricorda infatti tanto anche le cupole della Costiera Amalfitana

  1. Complimenti. Belle le foto, bello il commento che diviene in pratica una piccola guida, che però lascia al visitatore lo spazio per gestire i suoi percorsi, seguendo le indicazioni di massima da te fornite.
    È quello che tenterò di fare per Locri assemblando i miei “Echi dal margine” e che on futuro vorrei fare per ogni singola vallata del territorio. Brava.
    Franco Bosurgi

    1. Che piacere ricevere un tuo commento. Ancora più gradito dato il grande lavoro che fai per mettere in risalto le piccole e grandi bellezze della Calabria. Dei luoghi quando scrivo non mi piace fare un elenco dettagliato di cosa c’è da vedere perché di articoli così se ne possono trovare tanti e molto completi su internet. Preferisco scavare nella cultura delle tradizioni e descrivere le emozioni che il luogo mi ha suscitato. Grazie!

  2. Mi hai dato davvero degli ottimi spunti per degli scatti suggestivi. Sembra davvero un presepe! Anche in Molise ce n’è uno simile, si chiama Pesche in provincia di Isernia e nel periodo natalizio realizzano diversi presepi tanto da organizzare la mostra/concorso “I presepi nel presepe”.

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