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I giganti del castagneto del Poranceto

il castagneto di Poranceto

C’è un luogo sull’Appennino bolognese dove vivono, da secoli, dei patriarchi: sono i giganti del castagneto del Poranceto.

Non è un luogo molto conosciuto. Forse per preservarlo. Forse perché purtroppo non tutti sono in grado di apprezzarne il valore o di emozionarsi davanti a dei vecchi giganti.

Io quello che provo al cospetto di questi giganti è proprio emozione.

Mentre cammino per il castagneto del Poranceto, penso al trascorrere dei secoli sulla loro corteccia contorta.

Castagno secolare al bosco di Poranceto

Penso alle parole di Tagore:

Gli alberi sono lo sforzo infinito della terra per parlare al cielo in ascolto

Rabindranath Tagore

Penso agli innumerevoli innesti che la mano dell’uomo ha compiuto sul loro tronco. Perché producessero frutti più grossi e buoni. Si possono ancora vedere sui grandi tronchi nei punti dove c’è la ferita ed il rigonfiamento.

Penso alle centinaia di persone che si sono sfamate con i loro frutti. Ai bambini che sono diventati uomini grazie alle loro castagne.

Perché forse il castagno è la specie nell’Appennino Tosco-Emiliano e non solo, che più si è intrecciato con la storia degli abitanti di queste zone.

Un rapporto, quello fra uomo e castagno, che fu di dare ed avere. Il castagno ebbe bisogno dell’uomo per fruttificare bene, e l’uomo ebbe necessità del castagno per vivere. La storia dei castagneti è la storia di questi luoghi.

La storia dei castagneti

È una coltivazione antica quella dei castagni, che risale all’800 A.C.

E proprio di pali di castagno erano le fondamenta dei primi insediamenti dell’area di Bologna. Solo in epoca etrusca abbiamo però la conferma del suo utilizzo per l’alimentazione, uso che esplose in epoca romana. Il poeta Virgilio scrisse di castagne con il latte ed il formaggio, arrostite direttamente sul fuoco o lessate in acqua. O, ancora, trasformate in farina usata per fare polenta e schiacciate.

Fu nientemeno che Matilde di Canossa ad aumentarne la diffusione durante il suo regno. La storia racconta infatti che Matilde, stanca delle continue richieste di aiuto da parte dei suoi sudditi più umili, anziché far loro l’elemosina, gli regalò delle piantine di castagno perché le mettessero a dimora nei loro campi. Così, con il tempo, avrebbero avuto cibo assicurato. Matilde fornì anche delle precise indicazioni per piantare i castagni che furono messe in atto per secoli. Tanto che si parla di castagneto matildico.

Le castagne venivano mangiate in tanti modi: lessate o arrostite, con le bucce o senza. Facevano da minestra da sole o accompagnate con i legumi. Potevano essere essiccate sia per essere trasformate in farina, sia per essere così consumate per mesi. Cotte nel brodo o nel latte.

I mulini della montagna erano impiegati in autunno quasi esclusivamente per produrre la farina di castagna. La farina veniva poi conservata dalle famiglie in casse di legno in casa. Si usava per il pan di legno, come lo chiamò il Pascoli, un pane molto nutriente anche se un po’ duro. Oppure per fare la polenta, il castagnaccio e le torte.

Visitare il Castagneto del Poranceto in autunno

Se il castagneto del Poranceto è bello da visitare in ogni stagione dell’anno, è indubbio che l’autunno sia il momento più bello per passeggiare fra i vecchi patriarchi. Per ammirare i colori del foliage così belli anche nell’Appennino Bolognese.

il castagneto del Poranceto in autunno

Ad ottobre il suolo si ricopre dei ricci verdi caduti dagli alberi che ancora fruttificano. E le foglie delle tante felci del sottobosco virano al giallo.

Gli alberi spesso sono avvolti dalle nuvole basse che creano un’atmosfera surreale.

Cosa fare al Castagneto di Poranceto

Il bosco del Poranceto si trova sull’Alta Via dei Parchi e ne costituisce una tappa. Da lì partono anche altre piacevoli passeggiate, come quella verso il Lago Brasimone.

Potrete anche fermarvi a pranzo presso la foresteria Porancè, un piccolissimo locale rustico con pochi tavoli e cucina genuina. D’estate portano i tavoli anche all’esterno, sotto i castagni e vi sembrerà di pranzare in un luogo fatato. Occorre sempre prenotare. D’inverno apre solo su richiesta nei weekend.

C’è inoltre un piccolo museo, il Museo del bosco di Poranceto (Tel. 0534/46712). Si trova nei vecchi edifici rurali immersi nel castagneto: la stalla, il fienile e l’essiccatoio per le castagne. Qui potrete approfondire la storia della civiltà della castagna.

Un bosco da preservare

I giganti del castagneto di Poranceto sono alberi da preservare. Abbandonati intorno agli anni 60 per lo spopolamento delle aree appenniniche, per molti anni non sono stati potati e curati e si sono notevolmente indeboliti. Alcuni sono morti prima e poi caduti durante le giornate di vento forte.

Nel 2010 hanno subito una potatura che molti hanno definito selvaggia per farli tornare a fruttificare. Per questo si è sacrificata tanta della loro bellezza ed in molti si sono chiesti se ne valeva la pena. Nel 2020 è stato invece approvato un progetto che ha portato a tagliare tutti i castagni selvatici più giovani intorno ai castagni secolari per salvarli dalla morte. Gli alberi più giovani, alti e robusti perché selvatici, gli toglievano infatti la luce. Si spera così di contribuire alla loro salvezza.

Come arrivare al Bosco del Poranceto

Il bosco di Poranceto si trova in località Porancè a Camugnano nel Parco dei laghi di Suviana e Brasimone.

Autostrada A1:
Panoramica –  Uscita Pian del Voglio
Direttissima –  Uscita Badia
Dopo prendere direzione Castiglione dei Pepoli, proseguire per Lago Brasimone e, al Passo dello Zanchetto, prendere per Suviana fino alla località Barceda. Sulla sinistra vedrete la strada per il bosco del Poranceto. È comunque presente la segnaletica.

Si può arrivare anche tramite la Porrettana (SS64 ), ma ci si impiega più tempo.

Se ami i colori dell’autunno in Appennino, ti suggerisco di leggere anche:

La guida ai luoghi del foliage in Emilia Romagna

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  1. La prossima volta che andrò al lago di suviana farò sicuramente un giro in questo bosco . I tronchi così antichi mi ricordano quelli degli ulivi in Puglia . Ma quanto è sorprendente la natura !

  2. La mia casa italiana si trova proprio alla fine della porrettana nell’appenino tosco emiliano, nei pressi di una zona ricca di castagni come questi e li ho sempre amati tantissimo

  3. Io sono proprio come te, mi lascio incantare dalla maestosità e dalla bellezza degli alberi, e più sono grandi più mi emozionano. Non ho visitato questo posto, ma posso immaginare come ci si debba sentire di fronte a questi giganti!

  4. Ma che luogo incantato! Non lo avevo mai sentito nominare. Mi piace la tua descrizione poetica degli alberi, della loro generosità e bellezza e mi sono innamorata delle tue foto con la nebbia

  5. Ma che meraviglia questi giganti del castagneto del Poranceto! Chissà quante storie avranno da raccontare. E poi, con quella nebbiolina, sono ancora più affascinanti! Davvero una bella proposta! Grazie

  6. Sono delle vere e proprie opere d’arte che sembrano essere state messe lì da alcuni giganti con ottimo gusto per l’estetica!
    Scherzi a parte questo luogo è davvero impressionante e molto suggestivo!
    Dopo le cascate del Dardagna ci hai fatto scoprire un altro posto davvero molto molto interessante!

  7. In effetti non è molto conosciuto, io non ne avevo mai sentito parlare. Sono luoghi davvero suggestivi che vanno preservati il più a lungo possibile. Chissà quante storie potrebbero raccontare questi alberi se potessero parlare!!!

  8. Queste sono le storie che mi piacciono, che mi emozionano, che mi fanno sentire le radici (proprio come i patriarchi di cui parli) nella mia terra. Storie virtuose, come quella di Matilde di Canossa, che regala le piantine invece del pane, storie di uomini che si intrecciano a quelle dell’ambiente intorno a loro, senza deturparlo, senza ucciderlo. Le castagne sono state il sostentamento dei nostri avi in tutto l’Appennino, anche in Toscana, in Casentino, sono tanti i mulini che si sono specializzati con le macine per le castagne (che non erano le stesse del grano).

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